NASpI: definizione, scopo e differenza rispetto alle vecchie indennità di disoccupazione
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) è l'indennità di disoccupazione introdotta dal D.Lgs. 22/2015 per i lavoratori dipendenti del settore privato che perdono involontariamente il lavoro. Ha sostituito le precedenti ASpI e mini-ASpI con un meccanismo unico, più semplice e con un requisito contributivo più basso rispetto al passato.
In termini pratici: se perdi il lavoro senza averlo scelto — perché sei stato licenziato, perché il tuo contratto a termine è scaduto o perché la tua azienda ti ha messo in mobilità — la NASpI ti garantisce un'entrata mensile parziale mentre cerchi una nuova occupazione. L'importo dipende da quanto hai guadagnato e da quanti contributi hai versato; la durata dipende esclusivamente dalla tua storia contributiva degli ultimi quattro anni.
Chi ha diritto alla NASpI: i requisiti precisi

Tre condizioni devono essere soddisfatte tutte e tre contemporaneamente per accedere alla NASpI:
- Perdita involontaria del lavoro: licenziamento individuale o collettivo, scadenza di contratto a termine, risoluzione consensuale in sede protetta (es. conciliazione in ITL), o dimissioni per giusta causa.
- Stato di disoccupazione: al momento della domanda il lavoratore non deve svolgere attività lavorativa (o deve rientrare nei limiti di reddito previsti per il cumulo parziale).
- Almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.
Non è richiesto un numero minimo di mesi di lavoro nell'anno in corso: conta soltanto la contribuzione dei quattro anni precedenti. Questo significa che anche chi ha lavorato a intermittenza — magari con più contratti a termine successivi — può maturare il diritto, purché le settimane contribuite raggiungano quota 13.
Chi è escluso dalla NASpI
Restano fuori i lavoratori autonomi (che hanno tutele separate), i dipendenti della pubblica amministrazione a tempo indeterminato, e chi si dimette volontariamente senza una giusta causa riconoscibile. Chi ha un contratto di apprendistato che si conclude per decisione del datore ha diritto alla NASpI; chi recede dal contratto di apprendistato alla fine del periodo formativo, invece, no.
Per approfondire il caso specifico del lavoro a termine, leggi Contratto a Termine e NASpI: Hai Diritto alla Disoccupazione?
Dimissioni volontarie e NASpI: il confine che molti non conoscono
Il punto che genera più confusione: le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI. Il legislatore ha costruito la tutela sulla perdita involontaria del posto, non sulla scelta del lavoratore di andarsene.
Esistono però eccezioni ben precise:
- Dimissioni per giusta causa: quando il comportamento del datore rende impossibile la prosecuzione del rapporto (mancato pagamento dello stipendio per due o più mensilità, demansionamento grave, molestie, trasferimento unilaterale senza giustificato motivo). In questi casi la giusta causa va documentata e, spesso, riconosciuta in sede conciliativa.
- Dimissioni nel periodo tutelato di maternità/paternità: chi si dimette nei primi tre anni di vita del bambino (non solo durante il congedo) conserva il diritto alla NASpI.
- Risoluzione consensuale raggiunta davanti all'Ispettorato del Lavoro o in conciliazione sindacale.
Se stai valutando le dimissioni e vuoi capire se la tua situazione configura una giusta causa, leggi Dimissioni per Giusta Causa e NASpI: Quando Hai Diritto alla Disoccupazione. E se sei già in malattia e valuti l'uscita, consulta prima Dimissioni Durante Malattia: Cosa Puoi Fare (e Cosa Rischi).
Come si calcola l'importo della NASpI: formula e esempio numerico

Il calcolo parte dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, divisa per il numero di settimane contribuite e moltiplicata per 4,33 (il fattore mensile). Il risultato è la retribuzione media mensile di riferimento.
Sull'importo mensile si applica poi questa logica (parametri 2025):
- Se la retribuzione media è inferiore o uguale a circa 1.352 euro: NASpI = 75% della retribuzione media.
- Se la retribuzione media è superiore a 1.352 euro: NASpI = 75% di 1.352 euro + 25% della quota eccedente, fino al massimale di circa 1.550 euro lordi mensili.
Esempio concreto: Mario ha una retribuzione media mensile di 1.600 euro. Il calcolo è: 75% × 1.352 = 1.014 euro, più 25% × (1.600 − 1.352) = 62 euro. Totale: 1.076 euro lordi al mese. Non il massimale, ma già una cifra significativa per gestire i mesi di transizione.
La riduzione del 3% mensile dal quinto mese
La NASpI non rimane stabile per tutta la durata: dal quinto mese di fruizione si riduce del 3% ogni mese. È una scelta del legislatore per incentivare la ricerca attiva di lavoro. Nell'esempio di Mario: a partire dal quinto mese percepisce 1.076 − 3% = 1.044 euro, poi 1.012 euro, e così via a scalare.
Chi ha più di 55 anni al momento della domanda beneficia di una riduzione posticipata al settimo mese invece del quinto — una tutela per chi ha maggiore difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro.
Durata della NASpI: come si calcola e qual è il massimo
La durata è esattamente la metà delle settimane di contribuzione maturate negli ultimi 4 anni. Il tetto massimo è 24 mesi (104 settimane), che si raggiunge con almeno 208 settimane contribuite nel quadriennio, ovvero circa 4 anni continuativi.
Esempio pratico: se negli ultimi 4 anni hai lavorato e contribuito per 2 anni (104 settimane), la tua NASpI dura 52 settimane, cioè 12 mesi.
Chi ha accumulato contribuzione con più contratti a termine consecutivi può comunque raggiungere durate significative: ciò che conta è il totale delle settimane nel quadriennio, non la continuità del rapporto.
Come si fa domanda di NASpI: procedura, scadenze e cosa non sbagliare
La domanda si presenta esclusivamente in via telematica all'INPS, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se si aspetta oltre, si perdono i giorni di indennità corrispondenti ai giorni di ritardo.
I canali disponibili sono:
- Sito INPS con SPID, CIE o CNS (sezione "NASpI — Domanda").
- CAF o patronato abilitato (gratuito per il lavoratore).
- Contact center INPS (solo per alcune operazioni accessorie).
Prima di presentare la domanda, è necessario aver rilasciato la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro) tramite il portale ANPAL o il Centro per l'Impiego competente per territorio. Senza DID la domanda NASpI non viene accettata.
Quando arriva il primo pagamento
I tempi medi di accredito del primo rateo sono 30-45 giorni dalla presentazione della domanda completa. Ritardi superiori ai 60 giorni sono anomalie che richiedono verifica. Per capire cosa fare se i tempi si allungano, leggi Quando Arriva il Primo Pagamento NASpI: Tempi, Cause di Ritardo e Cosa Fare.
NASpI e lavoro: cumulo, sospensione e cosa comunicare all'INPS

Trovare un nuovo lavoro durante la NASpI non significa necessariamente perderla tutta. Le regole di cumulo sono diverse a seconda del tipo di attività:
Nuovo lavoro dipendente
- Se il reddito annuo previsto supera 8.000 euro: la NASpI si estingue dal primo giorno di lavoro.
- Se il reddito è inferiore a 8.000 euro: la NASpI viene ridotta proporzionalmente (si cumula in parte).
Lavoro autonomo o partita IVA
- Se il reddito annuo non supera 4.800 euro: la NASpI continua, ridotta dell'80% del reddito presunto.
- Se supera 4.800 euro: la NASpI si estingue.
In ogni caso, l'obbligo di comunicazione all'INPS entro 30 giorni dall'inizio della nuova attività è tassativo. Omettere la comunicazione espone al rischio di recupero degli importi indebitamente percepiti, con sanzioni.
Per avere una panoramica completa sui pagamenti e su come gestirli senza perdere un euro, consulta NASpI Pagamenti: Quando Arriva, Quanto Dura e Come Non Perdere un Euro.
NASpI e politiche attive: i obblighi del beneficiario
Percepire la NASpI non è un diritto senza condizioni. Il beneficiario è tenuto a rispettare le politiche attive del lavoro previste dal patto di servizio stipulato con il Centro per l'Impiego. In concreto:
- Partecipare ai colloqui di orientamento convocati dal CPI.
- Non rifiutare senza giustificato motivo un'offerta di lavoro congrua (parametri definiti per legge: distanza, retribuzione almeno all'80% di quella precedente nei primi 12 mesi, poi 75%).
- Partecipare ai corsi di riqualificazione proposti.
Il rifiuto ingiustificato di un'offerta congrua o la mancata partecipazione ai percorsi di politica attiva può portare alla decadenza dalla NASpI, anche se si è nel pieno diritto contributivo. È un aspetto che in molti sottovalutano.
NASpI e altri ammortizzatori sociali: le differenze pratiche

La NASpI non è l'unico strumento di sostegno al reddito in caso di difficoltà occupazionale. Conoscere le differenze evita di fare confusione:
Cassa Integrazione Guadagni (CIG)
La CIG (ordinaria, straordinaria, in deroga) interviene quando il rapporto di lavoro è ancora attivo ma l'attività produttiva è sospesa o ridotta per crisi aziendale, riorganizzazione o eventi eccezionali. Il lavoratore non perde il posto: viene "sospeso" e riceve il 80% della retribuzione normale fino a un massimale INPS (circa 1.321 euro netti mensili nel 2025). NASpI e CIG sono quindi alternativi: o sei in CIG (rapporto attivo) o sei in NASpI (rapporto cessato).
NASPI vs Indennità di mobilità (ora in esaurimento)
La vecchia indennità di mobilità è stata progressivamente eliminata e non è più attivabile per nuovi accessi dal 2017. Chi ne era già beneficiario ha esaurito il percorso. La NASpI è oggi lo strumento universale per i lavoratori privati.
Dis-Coll
La Dis-Coll è l'equivalente della NASpI per i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co) iscritti alla gestione separata INPS. Ha requisiti simili ma non identici, e una durata massima inferiore.
Casi particolari: contratto a termine, apprendistato e dimissioni in maternità
Alcune situazioni meritano un approfondimento separato perché creano dubbi frequenti:
Fine del contratto a termine
La scadenza naturale di un contratto a tempo determinato costituisce perdita involontaria del lavoro a tutti gli effetti: si ha diritto alla NASpI se si raggiungono le 13 settimane di contribuzione nel quadriennio. Puoi approfondire su Contratto a Termine e NASpI: Hai Diritto alla Disoccupazione?
Apprendistato
Se il datore recede dal contratto di apprendistato al termine del periodo formativo, il lavoratore ha diritto alla NASpI. Se invece è il lavoratore a recedere, non ha diritto all'indennità. Nel caso di recesso del datore durante il periodo formativo (licenziamento), si applica la NASpI ordinaria.
Dimissioni durante il periodo tutelato (maternità/paternità)
Le madri che si dimettono entro i primi tre anni di vita del bambino (e i padri nel medesimo periodo in caso di affidamento esclusivo) conservano il diritto alla NASpI. Le dimissioni in questo caso non passano per la procedura telematica ordinaria, ma avvengono in sede protetta presso l'ITL. Leggi anche Prolungamento Maternità Obbligatoria a 7 Mesi: Quando Spetta e Come Ottenerlo per capire tutti i diritti connessi alla maternità.
Gli errori più comuni nella domanda NASpI (e come evitarli)

Dopo anni di esperienza a osservare le domande di lavoratori che perdono diritti per errori procedurali, ecco i più frequenti:
- Non fare la DID prima della domanda NASpI: la domanda viene respinta automaticamente. La DID si fa online su MyANPAL o al CPI, prima di tutto il resto.
- Presentare la domanda oltre i 68 giorni: ogni giorno di ritardo è un giorno di indennità perso. Non è recuperabile.
- Non comunicare l'inizio di una nuova attività entro 30 giorni: rischio di recupero degli importi e sanzioni INPS.
- Rifiutare un'offerta congrua senza motivazione: può portare alla decadenza.
- Dimenticare la riduzione del 3% mensile dal quinto mese: non è un errore procedurale, ma non averla pianificata finanziariamente può essere un problema concreto.
Per approfondire tutto ciò che riguarda requisiti, importi e procedura nell'anno in corso, leggi NASpI 2025: Requisiti, Importo e Come Fare Domanda Senza Perdere Diritti.
Domande frequenti sulla NASpI
Cos'è la NASpI in parole semplici?
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) è l'indennità di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti del settore privato che perdono involontariamente il lavoro. Sostituisce le vecchie indennità ASpI e mini-ASpI dal 2015. È erogata dall'INPS e copre, in modo decrescente nel tempo, parte dello stipendio perso.
Cosa si intende per perdita involontaria del lavoro ai fini NASpI?
Si intende qualsiasi cessazione del rapporto che non dipenda dalla volontà del lavoratore: licenziamento (individuale o collettivo), scadenza di un contratto a termine, risoluzione consensuale in sede protetta, e — in casi specifici — le dimissioni per giusta causa. Le dimissioni volontarie ordinarie escludono il diritto alla NASpI.
Quanti contributi servono per avere la NASpI?
Servono almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Non è richiesto un numero minimo di mesi lavorati nell'anno in corso: conta la contribuzione degli ultimi 4 anni.
Quanto si prende con la NASpI? C'è un massimale?
L'importo base è il 75% della retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni, se questa è inferiore o uguale a circa 1.352 euro (soglia 2025). Per le retribuzioni superiori si aggiunge il 25% della quota eccedente, fino a un massimale mensile di circa 1.550 euro lordi. Dal quinto mese in poi l'importo si riduce del 3% ogni mese.
Per quanto tempo dura la NASpI?
La durata è pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni. Se hai lavorato e contribuito per 4 anni continuativi (208 settimane), la NASpI dura al massimo 24 mesi. Chi ha contribuito meno riceve un periodo proporzionalmente inferiore.
Le norme sulla NASpI cambiano spesso: questa guida è aggiornata?
I requisiti di base (13 settimane di contribuzione, perdita involontaria, domanda entro 68 giorni) sono stabili dal D.Lgs. 22/2015. Le soglie di importo e il massimale vengono rivalutati annualmente dall'INPS. Questa guida fa riferimento ai parametri 2025; per importi personalizzati è sempre consigliabile verificare sul sito INPS o rivolgersi a un patronato.
Chi si dimette può prendere la NASpI?
In linea generale no. Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (es. mancato pagamento dello stipendio, mobbing accertato, modifica peggiorativa delle mansioni) e le dimissioni durante il periodo tutelato di maternità/paternità (fino al terzo anno di vita del bambino).
Cosa succede se trovo lavoro mentre percepisco la NASpI?
Se trovi un lavoro dipendente con reddito annuo superiore a 8.000 euro, la NASpI si estingue. Se il reddito è inferiore, può essere cumulata parzialmente. In caso di lavoro autonomo con reddito fino a 4.800 euro annui, la NASpI continua con riduzione parziale. In tutti i casi, devi comunicare all'INPS la nuova attività entro 30 giorni per evitare indebiti e sanzioni.
Questa guida copre il quadro generale della NASpI: requisiti, calcolo, durata, procedura e casi particolari. Se il tuo caso ha elementi specifici — contribuzione frammentata, dimissioni con possibile giusta causa, lavoro pubblico, o più contratti sovrapposti — la lettura di un singolo articolo non basta. Nella sezione dedicata a NASpI, disoccupazione e ammortizzatori trovi guide di approfondimento, esempi pratici e aggiornamenti normativi per ogni situazione concreta: è il posto giusto da cui partire per non perdere nessun diritto.