Lavoratori domestici e malattia: uno scenario normativo a sé
Il lavoratore domestico — colf, badante, assistente familiare — ha un regime di malattia diverso da quello del dipendente standard. Non si applica il D.Lgs. 151/2001 nel suo intero impianto, né la copertura INPS ordinaria per tutti i periodi: la tutela economica durante la malattia è limitata e condizionata al superamento di una soglia contributiva minima. Conoscere le regole significa non perdere giorni di indennità a cui si ha diritto — e non commettere errori procedurali che la fanno decadere.
In sintesi rapida: il lavoratore domestico ha diritto all'indennità di malattia INPS solo se ha versato almeno 52 contributi settimanali nell'ultimo quadriennio, l'evento supera i 3 giorni di carenza a carico del datore, e la certificazione medica è stata trasmessa nei termini. Sotto trovi il dettaglio di ogni aspetto, con esempi numerici.
Chi è il lavoratore domestico: inquadramento contrattuale

Il contratto di lavoro domestico è regolato dal CCNL Lavoro Domestico, rinnovato con accordo del 2020 e valido fino al 2024 (in fase di rinnovo). Rientrano in questa categoria:
- Colf (collaboratrici/collaboratori familiari) con mansioni di pulizia, cucina, governo della casa
- Badanti e assistenti familiari, con o senza convivenza
- Baby sitter con rapporto continuativo
- Autisti di famiglia, giardinieri e figure analoghe alle dipendenze di un privato
Il datore di lavoro è sempre un privato cittadino, non un'impresa: questo cambia tutto il regime contributivo e il canale di tutela. I contributi si versano trimestralmente tramite bollettino INPS MAV o modello F24 semplficato, in base alle ore settimanali lavorate e alla fascia di retribuzione oraria.
Il rapporto è regolato per livello: dal livello A (addetto ai servizi domestici senza specifica competenza) al livello DS (assistente familiare con diploma specifico). Il livello incide sulla retribuzione minima oraria e, a cascata, sull'importo dell'indennità di malattia.
Requisiti per avere diritto all'indennità INPS durante la malattia
Non tutti i lavoratori domestici ricevono l'indennità di malattia dall'INPS. I requisiti sono cumulativi:
- Anzianità contributiva: almeno 52 contributi settimanali versati nei 4 anni precedenti l'evento morboso
- Durata dell'evento: la malattia deve protrarsi oltre i 3 giorni di carenza, a carico del datore di lavoro
- Certificazione medica: il lavoratore deve ottenere il certificato di malattia telematico dal medico curante (SSN o convenzionato) e comunicarne il numero di protocollo al datore entro il giorno successivo all'inizio dell'assenza
- Rapporto in corso: il contratto deve essere attivo al momento della malattia
Se l'anzianità contributiva è inferiore a 52 settimane, non si matura alcun diritto all'indennità INPS: il lavoratore resta a carico del datore solo per i 3 giorni di carenza (se previsti dal contratto individuale), e poi l'assenza può essere considerata ingiustificata salvo accordi specifici.
Quanti giorni paga il datore e quanti paga l'INPS

Il meccanismo funziona su due livelli distinti:
I primi 3 giorni: carenza a carico del datore
I primi 3 giorni di malattia sono definiti "periodo di carenza": il CCNL Lavoro Domestico prevede che il datore di lavoro corrisponda la retribuzione globale di fatto per questi giorni, senza intervento INPS. In pratica, se la colf è ammalata lunedì, martedì e mercoledì, il datore paga quei tre giorni come se fossero lavorati normalmente.
Dal 4° giorno in poi: indennità INPS
Dal quarto giorno l'indennità è a carico INPS, con importi variabili in base alla retribuzione oraria contrattuale e alle ore settimanali lavorate. A titolo orientativo, sulla base delle tabelle INPS attualmente in vigore:
- Lavoratore con orario inferiore a 24 ore settimanali: indennità pari a circa il 50% della retribuzione convenzionale
- Lavoratore con orario pari o superiore a 24 ore settimanali: indennità pari a circa il 50–67% della retribuzione convenzionale, con l'integrazione eventuale prevista dal contratto
Esempio concreto: una badante convivente con retribuzione oraria contrattuale di €6,80 e 40 ore settimanali ha una retribuzione globale di circa €272 a settimana. Dal 4° giorno di malattia, l'indennità INPS sarà orientativamente intorno a €136–182 per settimana, a seconda della fascia contributiva applicata. Il datore non deve versare nulla per questo periodo, salvo integrazioni previste da accordo individuale scritto.
Per una lettura parallela sulle dinamiche di malattia nel lavoro dipendente ordinario, il nostro approfondimento Malattia e Lavoro: Tutto Quello che Devi Sapere sui Tuoi Diritti chiarisce differenze e punti di contatto.
Come comunicare la malattia: procedura passo passo
L'errore più frequente è trascurare le tempistiche di comunicazione. Ecco la sequenza corretta:
- Primo giorno di assenza: avvisare il datore di lavoro — anche via messaggio, purché tracciabile — che si è impossibilitati a lavorare per malattia
- Stessa giornata o al massimo il giorno successivo: recarsi dal medico di base o da un medico del SSN e farsi rilasciare il certificato di malattia telematico
- Comunicare il numero di protocollo del certificato al datore: il datore può verificarne la validità sul portale INPS. Non è obbligatorio consegnare copia cartacea, ma il protocollo deve essere comunicato
- In caso di ricovero ospedaliero: la struttura rilascia direttamente la certificazione telematica; il lavoratore comunica l'evento al datore e, al momento delle dimissioni, trasmette i dati del certificato di dimissioni
Attenzione: la mancata o tardiva comunicazione della malattia può essere contestata dal datore come assenza ingiustificata, con conseguenze disciplinari fino al licenziamento. Il CCNL Lavoro Domestico prevede esplicitamente questo rischio.
Visita fiscale INPS per i lavoratori domestici
Anche i lavoratori domestici sono soggetti alle visite di controllo INPS (cosiddette "visite fiscali"), che possono essere disposte dal medico legale dell'Istituto o richieste dal datore di lavoro. Le fasce orarie di reperibilità sono le stesse previste per i lavoratori ordinari:
- Mattina: 10:00 – 12:00
- Pomeriggio: 17:00 – 19:00
Durante queste fasce il lavoratore deve trovarsi al domicilio indicato nel certificato, salvo le eccezioni tassative (visita medica già programmata, forza maggiore debitamente documentata, urgenza ospedaliera). L'assenza ingiustificata alla visita fiscale comporta la perdita dell'indennità per i giorni successivi alla mancata reperibilità, oltre a possibili sanzioni disciplinari.
Per chi lavora come convivente, il domicilio rilevante è tipicamente la residenza del lavoratore (non quella del datore), salvo indicazione diversa nel certificato medico.
Periodo di comporto: quando il datore può licenziare

Il periodo di comporto è il limite massimo di assenza per malattia oltre il quale il datore ha diritto a recedere dal contratto. Nel CCNL Lavoro Domestico i termini variano in base all'anzianità di servizio:
- Fino a 6 mesi di anzianità: 10 giorni di calendario
- Da 6 mesi a 2 anni: 45 giorni
- Oltre 2 anni: 180 giorni
I giorni si calcolano nell'arco degli ultimi 12 mesi, anche se l'assenza è frazionata in più periodi distinti. Il lavoratore che supera il comporto non è licenziato per giusta causa ma per superamento del periodo di comporto: ha diritto al TFR e, se non si dimette, alla NASpI (verificando i requisiti contributivi). Se invece decide di dimettersi durante la malattia — situazione delicata — è consigliabile leggere prima Dimissioni Durante Malattia: Cosa Puoi Fare (e Cosa Rischi) per Non Perdere Nessun Diritto.
Esempio pratico: una colf con 3 anni di anzianità si ammala a marzo per 30 giorni, poi di nuovo a giugno per altri 20 giorni e a settembre per altri 15. In totale, negli ultimi 12 mesi, ha accumulato 65 giorni: il comporto di 180 giorni non è ancora superato e il datore non può recedere.
Contributi e malattia: cosa succede alla posizione previdenziale
Durante la malattia i contributi previdenziali continuano a essere dovuti, ma con modalità diverse a seconda della durata e di chi eroga la retribuzione:
- Primi 3 giorni (carenza): il datore paga la retribuzione normale, quindi versa i contributi come di consueto nel bollettino trimestrale
- Dal 4° giorno in poi (indennità INPS): l'INPS eroga l'indennità e accredita i contributi figurativi per il periodo coperto; il datore non versa contributi aggiuntivi per la parte a carico INPS
Questo significa che i periodi di malattia indennizzata dall'INPS non creano "buchi" nella carriera contributiva del lavoratore, a differenza dei periodi di assenza non indennizzata o delle malattie brevi sotto la carenza.
La gestione corretta dei contributi nel lavoro domestico è un'area in cui gli errori del datore di lavoro privato sono frequenti — soprattutto nel calcolo del bollettino trimestrale. Se hai dubbi sulla tua busta paga o sul cedolino, la guida Busta Paga Esempio: Leggi il Tuo Cedolino Voce per Voce offre un punto di partenza concreto.
Malattia prolungata e rischi per il contratto a termine
Una situazione frequente riguarda i lavoratori domestici assunti con contratto a tempo determinato: se la malattia inizia prima della scadenza naturale del contratto, il rapporto si sospende automaticamente per tutta la durata della malattia, a condizione che il periodo di comporto non sia esaurito. La scadenza del contratto non decorre durante la malattia.
Tuttavia, se il contratto scade durante la malattia e non viene rinnovato, il lavoratore perde il diritto all'indennità INPS dal giorno successivo alla scadenza: l'INPS copre solo i periodi in cui il contratto è attivo. In questi casi, verificare se ci sono i requisiti per la NASpI è fondamentale: la guida Contratto a Termine e NASpI: Hai Diritto alla Disoccupazione? risponde proprio a questa domanda. Per chi ha avuto una proroga del contratto nei giorni precedenti, è utile anche conoscere le regole sulla Proroga Contratto a Tempo Determinato Entro 5 Giorni.
Cosa spetta a fine malattia: rientro, TFR e diritti residui

Al termine della malattia, il lavoratore domestico ha diritto a rientrare nella propria mansione senza subire modifiche alle condizioni contrattuali. Il CCNL non prevede il diritto al "mansionamento protetto" come in altri settori, ma il datore non può modificare unilateralmente orario, retribuzione o mansione a causa di una pregressa malattia.
Se il rapporto si è interrotto (per scadenza del termine, superamento del comporto o licenziamento legittimo), al lavoratore spettano:
- TFR maturato sull'intera durata del rapporto, compreso il periodo di malattia coperto da INPS
- Ferie non godute proporzionali all'anno in corso
- 13ª mensilità (e 14ª se prevista da accordo individuale) in quota parte
- Eventuale indennità sostitutiva di preavviso se il datore non ha rispettato i termini di preavviso contrattuale
I termini di preavviso nel CCNL Lavoro Domestico vanno da 8 a 30 giorni a seconda dell'anzianità di servizio e della convivenza o non convivenza.
NASpI dopo la malattia: quando spetta al lavoratore domestico
Il lavoratore domestico ha diritto alla NASpI alla stessa stregua degli altri lavoratori dipendenti, a condizione di aver accumulato:
- Almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la disoccupazione
- Almeno 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi
- Una causa di cessazione involontaria del rapporto (licenziamento, scadenza del termine, dimissioni per giusta causa)
La malattia in sé non dà accesso alla NASpI, ma se la malattia porta al superamento del comporto e al conseguente licenziamento, quel licenziamento è una cessazione involontaria e la NASpI è richiedibile. Per i dettagli sulla procedura e sull'importo, la guida NASpI: cos'è, come funziona e cosa ti spetta davvero quando perdi il lavoro è il punto di partenza più completo.
Differenze tra lavoratore domestico e dipendente ordinario in malattia

È utile avere chiaro in un unico punto le principali differenze, per evitare di applicare al lavoro domestico regole pensate per il settore privato ordinario:
- Carenza: nel lavoro ordinario la carenza di 3 giorni è a carico del datore solo in alcuni CCNL; nel lavoro domestico è sempre a carico del datore per legge
- Indennità INPS: nel lavoro ordinario parte dal 4° giorno con percentuali diverse per ogni periodo (50% fino al 20° giorno, 66,67% dal 21° al 180°, 100% per alcune categorie tutelate); nel lavoro domestico l'importo è basato su tabelle contributive specifiche e non segue le stesse percentuali
- Comporto: nel lavoro ordinario è generalmente più lungo (spesso 180 giorni per tutti, indipendentemente dall'anzianità); nel lavoro domestico è variabile e più breve per anzianità basse
- Comunicazione della malattia: identica negli obblighi, ma il controllo del datore privato è meno strutturato rispetto a un'azienda con ufficio HR
FAQ — Malattia e Lavoro Domestico
Se mi ammalo nel primo mese di lavoro, ho diritto all'indennità INPS?
No. Servono almeno 52 settimane contributive nell'ultimo quadriennio. Chi inizia un nuovo rapporto di lavoro domestico non ha ancora maturato questo requisito, quindi nei primi mesi l'unica copertura è la carenza di 3 giorni a carico del datore. L'assenza oltre il periodo di carenza potrebbe essere considerata ingiustificata salvo accordo scritto diverso.
Il datore di lavoro privato può richiedere la visita fiscale?
Sì. Anche un datore di lavoro privato (una famiglia) può richiedere all'INPS di disporre una visita di controllo. La richiesta va inoltrata all'INPS tramite il portale dedicato. Il lavoratore ha gli stessi obblighi di reperibilità nelle fasce orarie (10–12 e 17–19) di qualsiasi altro dipendente.
Se supero il comporto, perdo anche il TFR?
No. Il superamento del comporto è una causa di licenziamento legittimo, non una sanzione disciplinare. Il lavoratore conserva il diritto integrale al TFR maturato, alle ferie non godute, alla 13ª e all'indennità di preavviso (se il datore non ha rispettato i termini contrattuali).
Le norme sulla malattia nel lavoro domestico cambiano spesso?
Le soglie contributive e le tabelle INPS vengono aggiornate periodicamente, in genere con la legge di bilancio annuale. La struttura del sistema (carenza + indennità INPS dal 4° giorno) è stabile da anni, ma è sempre opportuno verificare i valori tabellari aggiornati sul sito INPS o tramite un patronato prima di calcolare importi specifici.
Posso dimettermi mentre sono in malattia?
Sì, tecnicamente puoi. Ma le dimissioni durante la malattia hanno implicazioni importanti: perdi il diritto alla NASpI (le dimissioni volontarie non danno accesso alla disoccupazione, salvo giusta causa) e il preavviso decorre dalla data di presentazione delle dimissioni, non dalla fine della malattia. Prima di farlo, leggi Dimissioni Durante Malattia: Cosa Puoi Fare (e Cosa Rischi) per Non Perdere Nessun Diritto.
Il mio caso è complicato (convivenza, doppio datore, malattia ricorrente): mi basta questo articolo?
Questa guida fornisce il quadro normativo generale valido per la maggior parte delle situazioni standard. Per casi con variabili aggiuntive — convivenza full-time, più rapporti di lavoro domestico simultanei, malattie croniche o ricorrenti — è consigliabile rivolgersi a un patronato o a un consulente del lavoro per una valutazione personalizzata. Il patronato offre assistenza gratuita per la gestione delle pratiche INPS.
Se la malattia si trasforma in infortunio domestico, cambia qualcosa?
Sì, in modo significativo. L'infortunio domestico è coperto dall' INAIL tramite l'assicurazione obbligatoria per casalinghi (riguarda però chi svolge lavoro domestico non retribuito in casa propria, non la colf). Per il lavoratore domestico professionista che si infortuna durante il lavoro, si applica l'INAIL come datore-assicuratore, con prestazioni diverse e spesso più favorevoli rispetto alla semplice malattia INPS. In questo caso il certificato INAIL sostituisce quello di malattia ordinario.
Cosa succede ai contributi nei periodi di malattia breve (sotto i 3 giorni)?
I periodi di malattia entro i 3 giorni di carenza sono a carico del datore: il datore paga la retribuzione e versa i contributi normalmente nel bollettino trimestrale. Non si generano contributi figurativi perché non c'è intervento INPS. Per malattie di 1–2 giorni molto frequenti, il datore può contestare l'assenza solo se supera i limiti del comporto o in caso di comprovata simulazione.
Questa guida copre il quadro generale della malattia nel lavoro domestico, ma ogni rapporto di lavoro ha le sue specificità: anzianità, tipo di contratto, orario, convivenza o non convivenza. Se vuoi approfondire le regole su contratti, assenze e diritti durante la malattia — nel lavoro domestico come in qualsiasi altro settore — trovi tutti gli articoli di approfondimento nell'area Contratti, malattia e assenze del sito, dove ogni tema viene trattato con esempi pratici e aggiornamenti normativi.