Cos'è la NASpI e perché è nata nel 2015
La NASpI — acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego — è l'indennità di disoccupazione introdotta dal D.Lgs. 22/2015, nell'ambito della riforma Jobs Act. In termini diretti: è il sussidio mensile che l'INPS paga ai lavoratori dipendenti del settore privato che perdono il lavoro senza averlo scelto. Non è un bonus, non è una gentilezza dello Stato: è un diritto costruito sui contributi che hai versato mentre lavoravi.
Prima del 2015 esistevano due strumenti distinti e piuttosto macchinosi: l' ASpI (Assicurazione Sociale per l'Impiego, introdotta nel 2012) e la mini-ASpI, pensata per i lavoratori con poca contribuzione. Il D.Lgs. 22/2015 le ha unificate in un unico istituto — la NASpI appunto — semplificando le regole e abbassando la soglia minima di contributi necessaria per accedervi. Se sei in questa situazione e vuoi capire tutto quello che ti spetta, la risorsa più completa resta la nostra guida su cos'è la NASpI, come funziona e cosa ti spetta davvero quando perdi il lavoro.
ASpI, mini-ASpI e NASpI: le differenze concrete che contano

Capire da dove viene la NASpI non è esercizio accademico: serve a capire perché alcune regole sono fatte in un certo modo e, soprattutto, perché oggi è più facile accedervi rispetto al passato.
Il sistema pre-2015: ASpI e mini-ASpI
L' ASpI richiedeva almeno 52 settimane di contribuzione nei due anni precedenti la disoccupazione — un requisito che escludeva automaticamente chi aveva avuto carriere discontinue, contratti brevi o periodi di lavoro stagionale. La mini-ASpI era pensata proprio per questi casi, ma con durata molto ridotta (al massimo la metà delle settimane lavorate nei 12 mesi precedenti) e un importo spesso simbolico.
Il limite strutturale di quel sistema era evidente: chi aveva lavorato in modo frammentato — con contratti a termine, supplenze, lavori stagionali — restava spesso fuori dal perimetro dell'ASpI e doveva accontentarsi della mini-ASpI per poche settimane.
La NASpI: un solo strumento con soglia più bassa
Con la NASpI il requisito contributivo è sceso a 13 settimane nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Significa che basta aver lavorato circa 3 mesi nell'ultimo quadriennio per maturare il diritto al sussidio. Un cambiamento sostanziale, non cosmetico.
La tabella seguente sintetizza le differenze principali:
| Caratteristica | ASpI (pre-2015) | mini-ASpI (pre-2015) | NASpI (dal 2015) |
|---|---|---|---|
| Contributi minimi richiesti | 52 settimane (ultimi 2 anni) | 13 settimane (ultimi 12 mesi) | 13 settimane (ultimi 4 anni) |
| Durata massima | 12 mesi (16 over 55) | Metà delle settimane lavorate | Metà delle settimane negli ultimi 4 anni (max 24 mesi) |
| Meccanismo di riduzione | Nessuno | Nessuno | Sì: −3% al mese dal 6° mese |
| Platea potenziale | Ridotta (carriere continue) | Parziale | Ampliata (anche carriere discontinue) |
Un esempio concreto: un lavoratore con 18 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni, prima del 2015, avrebbe avuto diritto solo alla mini-ASpI per poche settimane. Con la NASpI, oggi, accede all'indennità per 9 settimane (metà delle 18 lavorate) con un importo calcolato sulla retribuzione effettiva degli ultimi 4 anni.
Lo scopo della NASpI: cosa garantisce davvero (e cosa no)
La NASpI nasce con uno scopo preciso: fornire un reddito parziale di sostituzione durante il periodo di ricerca di una nuova occupazione. Non è pensata per sostituire integralmente lo stipendio, e non è progettata come strumento di lungo periodo.
L'importo è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi 4 anni, se questa non supera una soglia aggiornata annualmente dall'INPS (per il 2025 pari a circa 1.435 euro). Se la retribuzione è superiore a questa soglia, si aggiunge il 25% della parte eccedente, fino a un massimale (intorno ai 1.550 euro mensili nel 2025). Dal sesto mese in poi, l'importo si riduce del 3% ogni mese — un meccanismo che incentiva la ripresa lavorativa rapida.
È importante essere chiari su un punto: la NASpI non è automatica. Va richiesta entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se perdi questa finestra, perdi giorni di indennità. Per approfondire le ragioni per cui molte domande vengono respinte, leggi anche perché l'INPS respinge la domanda NASpI: le cause più frequenti.
Chi ha diritto alla NASpI: i tre requisiti da soddisfare tutti insieme

Per accedere alla NASpI devono essere soddisfatte tre condizioni in modo simultaneo. Mancarne anche una sola significa perdere il diritto, almeno in quella forma.
1. Perdita involontaria del lavoro
Il lavoro deve essere terminato per cause non dipendenti dalla volontà del lavoratore: licenziamento individuale o collettivo, scadenza di contratto a termine, risoluzione consensuale avvenuta in sede protetta (es. conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro), oppure dimissioni per giusta causa. Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI — salvo appunto la giusta causa. Se stai valutando questa strada, è fondamentale capire prima come funzionano le dimissioni volontarie oggi con la procedura telematica obbligatoria.
2. Stato di disoccupazione
Al momento della domanda il lavoratore non deve svolgere attività lavorativa subordinata — o deve rientrare nei limiti di reddito annuale previsti per il cumulo parziale con lavoro autonomo o dipendente (circa 8.000 euro per lavoro dipendente, 5.000 euro per autonomo).
3. Almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni
Non devono essere consecutive: conta la somma di tutti i periodi coperti da contribuzione contro la disoccupazione negli ultimi quattro anni. Per chi ha avuto contratti a termine frammentati, questo requisito è spesso più vicino di quanto si pensi. Approfondisci con l'articolo dedicato ai requisiti NASpI per un contratto a tempo determinato.
NASpI e quadro normativo: le modifiche intervenute dal 2015 a oggi
Il D.Lgs. 22/2015 non è stato l'unico intervento normativo sulla NASpI. Negli anni successivi sono state introdotte modifiche significative che hanno cambiato i dettagli operativi dell'istituto.
Tra le principali: l'introduzione del meccanismo di decalage (riduzione del 3% mensile dal sesto mese, poi anticipata a partire dal primo giorno del quinto mese dal 2022), le variazioni annuali dei massimali, e alcune precisazioni sulle categorie di lavoratori che possono accedere — tra cui apprendisti e lavoratori a domicilio. Il quadro normativo è più articolato di quanto appaia in superficie: se vuoi avere una mappa completa delle norme che governano questo istituto, il riferimento è cosa dice la legge: il quadro normativo NASpI in sintesi.
Un punto fermo da tenere a mente: la NASpI non si applica ai dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato, che hanno un sistema di tutele diverso. Per chi lavora nella scuola o nella PA con contratti a termine, le regole possono essere parzialmente diverse e meritano un approfondimento specifico.
Se vuoi avere un quadro aggiornato su importi, requisiti 2025 e procedura di domanda, la guida di riferimento è disponibile nella nostra sezione dedicata a NASpI, disoccupazione e ammortizzatori sociali, dove trovi tutti gli articoli aggiornati su questo tema.
FAQ — Domande frequenti sulla NASpI e le vecchie indennità

La NASpI ha sostituito completamente l'ASpI e la mini-ASpI?
Sì. Dal 1° maggio 2015 la NASpI ha sostituito entrambe le prestazioni per tutti gli eventi di disoccupazione verificatisi da quella data in poi. Chi aveva già in corso una ASpI o mini-ASpI ha continuato a riceverla fino alla scadenza, secondo le vecchie regole.
Se mi sono dimesso posso ricevere la NASpI?
In generale no, perché le dimissioni volontarie ordinarie configurano una perdita volontaria del lavoro. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (es. mancato pagamento dello stipendio, mobbing accertato, trasferimento unilaterale non giustificato) e le dimissioni durante il periodo tutelato di maternità/paternità (entro il primo anno di vita del figlio).
Quanto tempo ho per fare domanda NASpI?
Hai 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Se presenti domanda oltre questo termine non perdi il diritto in assoluto, ma perdi i giorni trascorsi dall'ottavo giorno successivo alla cessazione fino alla data di presentazione effettiva.
La NASpI si riduce nel tempo: di quanto?
Sì. A partire dal primo giorno del quinto mese di fruizione (quindi dal 121° giorno), l'importo si riduce del 3% ogni mese. Esempio: se ricevi 1.000 euro al mese, dal quinto mese ricevi 970 euro, dal sesto 940,9 euro, e così via. La riduzione è progressiva per tutta la durata residua.
La NASpI vale anche per i lavoratori con contratto a tempo determinato?
Sì, a patto che siano soddisfatti i tre requisiti: cessazione involontaria (scadenza del contratto), stato di disoccupazione e almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni. La scadenza naturale di un contratto a termine è considerata a tutti gli effetti una perdita involontaria del lavoro.